"La
Valle è abituata al doppio. Doppia è l'erba che spunta nei prati della Valle e
che le donne sapienti usavano per dare concordia o sconcordia a seconda di
quale parte veniva usata, e se cresceva verso l'alba o verso il tramonto.
Doppie sono le antiche divinità dei luoghi, doppio è il confine, perché
l'Umbria annoda le sue curve con le Marche senza che il paesaggio cambi: semmai
è la superstrada che sta rompendo quelle curve, tagliando in due gole con i
piloni e i viadotti."
Anche la scrittura è fatta di confini, e la vita
stessa di chi narra e che in quei luoghi è tornata negli anni della maturità,
per ragionare su cosa significhi essere due in una, e su cosa intendeva Pessoa
quando sosteneva che non c'è nulla di più reale di un personaggio di finzione.

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